YT: la ADpocalypse

di Marco Rossetto

Qualche settimana fa, un video come tanti ha scoperchiato il vaso di Pandora, facendo retrocedere migliaia di sponsor dal proseguire con le inserzioni a pagamento su YouTube, e questo forse decreterà la fine di numerosissimi canali, ma andiamo con ordine.

A seguito degli attacchi di Londra, Sui tabloid inglesi rimbalza la vicenda di un utente Youtube che mostra come i giubbotti antiproiettile dei poliziotti inglesi non siano a prova di coltello.
E’ la fine per gli AD (cioè le inserzioni a pagamento), infatti i moralisti da web cominciano a recriminare per il messaggio errato.

Sorgono numerosissime parodie e interpretazioni, spesso decontestualizzando completamente il video, se infatti nel primo periodo si poteva osservare lo youtuber spiegare lo spessore dei materiali del giubbotto e spiegare anche il motivo della sua inchiesta, in un secondo momento viene tagliata completamente la parte iniziale, mostrando solo un tizio che accoltella un giubbotto appoggiato sopra un manichino.
Il secondo messaggio è ovviamente “un tizio si allena ad accoltellare i poliziotti londinesi”, motivo per cui le più note marche di ogni settore hanno reagito bloccando almeno momentaneamente le proprie inserzioni, e stiamo parlando di Audi, Mercedes, Netflix, ed altre famose.

Questo ha decretato una corsa ai ripari da parte di Google (ricordiamoci che Youtube è di mamma Google), la quale ha cominciato a testare un bot -un software- in grado di decretare se un video sia adatto ad un pubblico vasto, quindi senza alcuna censura, oppure ad un pubblico ristretto.
Questo ovviamente decreta la posizione dei video e la relativa visibilità nella propria home page, e quindi i relativi annunci pubblicitari.

L’anello mancante riguarda un dettaglio non da poco, in questi ultimi anni infatti lo youtuber è diventato un vero e proprio lavoro, se si riesce ad ottenere il successo e milioni di iscritti (il più famoso ha oltre 55 milioni di followers) è possibile portare a casa milioni di dollari all’anno,in base alle visualizzazioni dei propri video.

Ecco come si chiude il cerchio: messaggi sbagliati nei video – inserzionisti preoccupati dell’immagine = meno introiti per gli youtuber.
Peccato che in questo grande insieme di opinionisti da tastiera, semi analfabeti e totalmente privi di pudore e talento, ci siano anche persone in grado di produrre contenuti interessanti, magari politicamente scomodi, e debbano usare immagini alle volte crude.

Con questo algoritmo, dunque, si rischia che youtube diventi ancor di più un calderone del nulla, con video in stile “paperissima”, o video musicali con canzoni censurate, difatti numerose star del web si stanno spostando verso twitch, una piattaforma che trasmette contenuti per un pubblico più informatizzato.
Il mondo potrebbe perdere la CNN live su youtube, noi ci libereremmo di Greta Menchi, Favij, The Show, Zeb89 e altri.

Forse non è uno scambio sbagliato.

1 Commento

  1. Per come la vedo io questa è una vera e propria restrizione per i creators, perchè essendo costretti a stare attenti ai contenuti che potrebbero essere censurati, gli spettatori noterebbero un cambio quasi radicale nei contenuti dello youtuber in questione… In ogni caso per gli youtuber più noti non ci sarebbe alcun problema, dato che comunque anche se venissero dimezzati i loro guadagni da adsense (il sistema attraverso il quale i creators vengono pagati sfruttando gli ads) loro non riscontrerebbero comunque nessun tipo di problema economico, dato che una gran parte dei loro guadagni è costituita da sponsor e partnership varie. Più che altro sarà la maggior parte dei follower a rimanere delusa, che non vedrà più gli stessi contenuti di prima sul canale del proprio youtuber preferito.

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