I voucher vanno ripensati, non eliminati

Sfatiamo un mito recente: il problema del mercato del lavoro italiano sono i voucher? No, assolutamente no.
Di certo un fantasma si aggira minaccioso sul mercato del lavoro italiano, ma questo non ha le sembianze dei buoni lavoro. Al massimo, questi possono costituire una parte del problema della crisi occupazionale italiana, ma non sono di certo il primo.

Ma allora perché i voucher sono diventati di colpo il nemico pubblico numero uno del nostro mercato del lavoro? Di questo dobbiamo dare merito alla CGIL, la quale, come fece in passato con l’articolo 18, è riuscita ad elevare l’uso, o meglio l’abuso, dei voucher a causa principe della crisi del mondo del lavoro, soprattutto giovanile.

Una battaglia svolta con successo dalla Camusso, a cui ne va di certo attribuito il merito, anche se con qualche riserva visto che la stessa CGIL ha utilizzato i voucher per pagare i pensionati. Vuoti di memoria a parte, di voucher vogliamo parlare perché a breve saremo chiamati al voto sul referendum abrogativo dei voucher, sempre che il Governo non decida di metter mano alla disciplina per scongiurare l’esito probabilmente catastrofico dello stesso. E se è vero che la battaglia intrapresa da alcuni sindacati ha più il retrogusto di uno scontro politico che di ordine pratico, qualche osservazione sui voucher va fatta.

Anzitutto, spieghiamo brevemente cosa sono i voucher, cd. buoni lavoro.
I voucher sono stati introdotti dalla legge Biagi, per cercare di contrastare le tante sacche di lavoro nero presente nel nostro Paese. Così, lo strumento dei buoni lavoro divenne un efficace strumento per alcune categorie di lavoratori che prima di allora non erano protette: i disoccupati di lunga durata, le casalinghe, gli studenti, i pensionati, i disabili, i soggetti residenti in comunità di recupero, i lavoratori extracomunitari disoccupati da almeno sei mesi.

Con voucher si intende, pertanto, una modalità di pagamento delle prestazioni lavorative cd. “accessorie”, cioè che non sono riconducibili a contratti di lavoro in quanto svolte in modo saltuario, e tutelare situazioni non regolamentate.
Il valore netto di un voucher da 10 euro nominali, in favore del lavoratore, è di 7,50 euro e corrisponde al compenso minimo di un’ora di prestazione. Sono garantite la copertura previdenziale presso l’INPS e quella assicurativa presso l’INAIL. Infine, lo svolgimento di prestazioni di lavoro accessorio non dà diritto alle prestazioni a sostegno del reddito dell’INPS (disoccupazione, maternità, malattia, assegni familiari ecc.), ma è riconosciuto ai fini del diritto alla pensione.

Vi sono dei vantaggi sia per il committente, cioè il datore di lavoro, che per il prestatore, cioè il lavoratore. Il committente può beneficiare di prestazioni nella completa legalità, con copertura assicurativa INAIL per eventuali incidenti sul lavoro, senza rischiare vertenze sulla natura della prestazione e senza dover stipulare alcun tipo di contratto. Il prestatore può integrare le sue entrate attraverso queste prestazioni occasionali, il cui compenso è esente da ogni imposizione fiscale e non incide sullo stato di disoccupato o inoccupato. È, inoltre, cumulabile con i trattamenti pensionistici e compatibile con i versamenti volontari.

Come si diceva all’inizio, se il problema è l’aumento spropositato dei voucher e se di abuso si può e si deve parlare, perché non ritorniamo a quanto previsto in origine? La legge Biagi stabiliva dei vincoli di natura soggettiva e oggettiva ben delimitati, che però sono stati in parte allargati e superati sia dalla legge Fornero e, recentemente, dal Jobs Act.
Il nostro legislatore deve porsi come obiettivo non solo quello di correggere il tiro su alcune regole che hanno consentito un uso distorto dei buoni lavoro, ma soprattutto intervenire al fine di disinnescare il referendum abrogativo promosso dalla Cgil che rischierebbe di trascinare nel tritacarne uno strumento, come quello dei voucher, che ha portato molti benefici al nostro mercato del lavoro.

di Isabella Cimino

2 Commenti

  1. Buongiorno

    Cosa posso fare per recuperare lo storico lavorativo con i vouche?
    A chi mi devo rivolgere?
    Grazie cordiali saluti
    David

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