Il vizio del voto contro

Succede spesso in Italia, più che in altri Paesi europei, che laddove il candidato che si è sostenuto alle elezioni non riesca a vincere la competizione, sia essa il primo turno o le consultazioni primarie, la scelta sul chi votare al momento delle elezioni o del ballottaggio non ricada sulla figura che più si avvicina alle proprie convinzioni politiche od ideologiche, ma su un candidato del tutto estraneo alla propria storia, solo per fare un dispetto al favorito.

E’ successo anche nelle recenti elezioni amministrative, nelle quali, se prendiamo come esempi le città di Roma e Torino, dove hanno vinto i candidati del Movimento 5 stelle, si vedrà come un certo elettorato, in questo casi prevalentemente di centrodestra, abbia preferito sostenere la candidata grillina pur di andar contro il candidato del centro sinistra, Giachetti nel caso romano e Fassino in Piemonte.
Non si può cerco ricondurre la vittoria del Movimento 5 stelle solo alla ostilità politica di un certo elettorato verso il PD renziano: da un lato, alla base di questi risultati c’è una grande voglia di cambiamento dato da una cattiva gestione della città, come a Roma, dall’altro un rinnovare “regia” dopo 23 anni di amministrazione monocolore, come nel caso di Torino.
Fatto sta, che a prescindere dalle motivazioni intrinseche entrambe le candidate pentastellate hanno potuto godere dell’appoggio del cd. voto contro.

Questo fenomeno ad oggi è circoscritto alle sole elezioni amministrative, ma ben presto rischierà di essere esteso anche a livello nazionale, poiché l’Italicum, l’attuale legge elettorale, ha introdotto la possibilità il secondo turno.
E’ però, alla luce dell’espansione del fenomeno del voto contro, un altro l’appuntamento che dovrebbe preoccupare ben più delle elezioni politiche: il referendum costituzionale.

Ad ottobre saremo chiamati ad esprimerci sulla riforma costituzionale.
Un appuntamento importante per il nostro Paese e che, proprio per la sua portata, meriterebbe di essere trattato attentamente nel merito, tralasciando ogni logica di tattica politica. Ovviamente non sarà così. Già oggi possiamo osservare come il dibattito su di esso sia talmente tanto politicizzato che si ha l’impressione che i mesi che ci distanziano da esso saranno tutt’altro che sereni.
Complice di questo clima è certamente il Presidente Renzi il quale, legando a filo doppio la sua carriera politica con l’esito del referendum, ha dato permesso ai suoi avversari politici di strumentalizzarlo a loro volta, rischiando di farci precipitare per l’ennesima volta nella logica del voto contro, con il problema che questa volta la posta in gioco non sarà la nomina di qualche Sindaco, ma il futuro del nostro Paese.
Senza entrare nel merito del referendum costituzionale, non per insipienza ma perché verrà affrontato compiutamente nel prossimo numero, una domanda è d’obbligo: possiamo davvero ritenere utile e lungimirante il voto contro?
Vi ricordato l’allarme sul caso di Marine Le Pen qualche mese fa? Successe che Il Front National, movimento guidato dalla politica francese, attenne un’ottimo risultato al primo turno delle elezioni amministrative in Francia risultando essere in primo partito in moltissime regioni. Questo successo non si convertì in vittoria al turno di ballottaggio, perché i francesi, fossero essi di sinistra come di centro destra, “turandosi il naso” decisero di votare l’avversario della leader del Front National, condannandola così alla sconfitta.
Se la Francia decise di bloccare l’avanzata della Le Pen, pur controvoglia, in Italia questo atteggiamento non è neanche lontanamente considerato possibile come dimostrano le recenti elezioni.

Davvero le forze politiche pensano che sia preferibile alimentare il fuoco del Movimento 5 stelle piuttosto che appoggiare, anche se in malavoglia, l’alternativa più “politica”?
Se pensiamo che i grillini conquistarono le prime città proprio grazie all’appoggio dei partiti rimasti sconfitti al primo turno, Parma e Mira ne sono un esempio, non si può che restare ancora più basiti dalla scelta consapevole di alcuni di perpetrare questa tattica.
E quest’ultima, se già discutibile in generale, lo è ancora di più quando a trarre vantaggio di questa strategia è una forza anti sistema e anti politica come quella di Grillo, poiché questa traendo forza dai fallimenti della attuale classe politica non può che gioire di questa situazione.
E sono sciocchi quanti o pensano di poterli gestire un domani o sperano in un loro fallimento amministrativo. Con queste strategie, infatti, l’unico risultato ottenuto è stato quello di riuscire a far diventare possibile quello che fino a tre anni fa era impossibile.

I populismi non si sconfiggono abbassandosi al loro livello, ma prendendo in mano le redini della situazioni e parlando con chiarezza, serietà e verità agli elettori.
Alla demagogia si deve rispondere con le proposte e non con sciocche e vigliacche strategie di bottega, perché così facendo si sta continuando a lasciare spazio ad una forza politica che ora, anche grazie a questo, può legittimamente ambire a guidare la nostra nazione.
Cari partiti, ricordatevelo, non si invita mai a cena un cannibale.

di Isabella Cimino

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