Violenza sulle donne: I Centri Antiviolenza

Il 25 Novembre si è celebrata la giornata contro la violenza sulle donne. Per l’occasione abbiamo sentito Roberta Toffoli, psicologa forense e mediatrice penale, che da molti anni collabora con il Centro “La Magnolia” a San Donà di Piave, per capire meglio cosa sia un Centro Antiviolenza e come possa aiutare le donne in difficoltà.

Roberta, partiamo dall’inizio. Ci può spiegare esattamente cos’è un Centro Antiviolenza?

I centri antiviolenza (CAV) sono delle strutture in cui vengono accolte donne che subiscono violenza fisica, sessuale, psicologica, economica, atti persecutori. Esse offrono diversi servizi alle donne vittime di violenza: accoglienza telefonica, colloqui di sostegno psicologico, ospitalità nelle cosiddette case rifugio, assistendo così le vittime nel loro percorso di uscita dalla violenza. Vengono offerte anche consulenze legali.

Voi da molti anni operate a S.Donà di Piave. Come è nata l’esperienza del Centro “La Magnolia”?

Il 16 maggio 2008, per volontà della sig.ra Luciana Bo, a memoria del marito Eugenio Ferrioli, si è dato vita alla Fondazione di pubblica utilità e non lucrativa, operante nel campo dell’assistenza sociale e sociosanitaria nel territorio del Veneto Orientale. Nell’atto costitutivo della Fondazione si legge “per la tutela della famiglia, dei fanciulli, oggetto di violenza ed abusi e degli altri soggetti deboli vittime di maltrattamenti e stalking”. Con questa mission la Fondazione trova sede nel comune di San Donà di Piave, al fine di operare con il suo Centro Antiviolenza ed Antistalking “la Magnolia” nell’accogliere, consigliare, sostenere e proteggere le donne vittime di maltrattamenti, violenze, abusi e stalking ed i loro figli vittime dirette o di violenza assistita.

Che tipo di servizi offre una CAV nello specifico?

Ascolto telefonico garantito 24 h su 24 garantito da operatori qualificati, colloqui di sostegno psicologico e/o accompagnamento nei gruppi di mutuo aiuto, consulenza legale che permette ad ogni donna di acquisire consapevolezza sia dei propri diritti sia delle possibili azioni da intraprendere in tutela di sé e dei propri figli.

Quali sono i motivi per cui ci può rivolgere ad un CAV? Nella tua esperienza le donne lo fanno spontaneamento o c’è bisogno ancora di una mediazione?

Al CAV ci si può rivolgere perché si sta vivendo in prima persona una situazione di violenza, alla quale si vuole porre fine. Si possono rivolgere al centro anche i familiari, amici, vicini di casa che sono a conoscenza di una particolare situazione che sta vivendo una persona loro vicina per avere delle prime informazioni utili su quelle che sono le possibilità per la persona coinvolta. Alcune donne si rivolgono spontaneamente perché stanche di subire e per tutelare i figli, altre sono inviate dai Servizi Territoriali presenti nel sandonatese, che a vario titolo, possono entrare a contatto con le donne vittima di violenza. La difficoltà che si riscontra in molti casi, è che molte volte, c’è proprio la difficoltà a riconoscere che quello che stanno vivendo si chiama violenza.

Dopo essere venute in un Cav, che tipo di percorso affrontano le donne che si rivolgono a voi?

Il percorso di uscita dalla violenza è soggettivo, e varia da donna a donna in base alla situazione di pericolosità che stanno vivendo, se ci sono figli minori coinvolti, se hanno le risorse familiari su cui poter contare, insomma ci sono diverse variabili da considerare prima di organizzare il personale percorsodi uscita dalla violenza. Può esserci la donna che sta vivendo una situazione di estremo pericolo, a causa dei ripetuti agiti violenti del compagno, nei suoi confronti, ma ai quali assistono anche i figli, allora va messa sotto protezione e inserita in un alloggio protetto insieme ai figli. Può esserci anche la signora che ha difficoltà a riconoscere che quello che sta vivendo si chiama “violenza”, e che non possiede al momento la lucidità per capire che per i figli è estremamente dannoso assistere quotidianamente a questo. In questo caso la donna viene accompagnata in un percorso di presa di consapevolezza del problema.

Viene coinvolta anche la Comunità nella quale operate nei vostri progetti?

Certamente, caratteristica che contraddistingue il nostro operato è il lavoro di rete che coinvolge diversi servizi presenti nel territorio, che possono essere i Servizi Sociali, il Servizio Tutele minori, Il CSM, il Servizio di Neuropsichiatria Infantile, il Consultorio Familiare.

Le istituzione come rispondono alla realtà dei CAV? C’è qualche richiesta che vorreste venisse accolta?

E’ una realtà ancora poco conosciuta, manca l’informazione sull’esistenza dei cav come strutture in grado di aiutare e di tutelare la donna che sta vivendo una situazione di violenza o di stalking. Chiediamo che venga fatta prevenzione a partire dalle scuole, perché i bambini saranno i futuri partner di qualcuno, e vanno educati fin da piccoli al rispetto, al saper tollerare la frustrazione.

 

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