Vincitori e vinti

di Alvise Canniello

Si sa, alla fine di ogni elezione hanno vinto tutti. Trovare un politico che dichiari pubblicamente di aver perso è cosa rara in Italia, figuriamoci uno che ammetta anche le ragioni della sconfitta.

Fatto sta, però, che questa volta a differenza di altre il risultato delle ultime elezioni amministrative non è difficile da interpretare: il centro-destra nelle sue sfaccettature ha vinto, il Movimento 5 Stelle ha avuto un risultato pessimo aggravato dalle disastrose gestioni di Roma e Torino, il Partito Democratico è stato sconfitto in roccaforti come Genova, Pistoia e Sesto San Giovanni (la Stalingrado d’Italia). Ad aggravare la situazione del PD c’è il fatto che ha perso sia con candidati moderati che con esponenti di sinistra: è il modello Ulivo che mostra ancora una volta i suoi ben noti limiti.

Il centro, tirato spesso per la giacchetta nei ballottaggi, complessivamente ha avuto buone affermazioni correndo con liste civiche vicine qualche volta al centro-destra (in Liguria), qualche volta al centro-sinistra (nel Sud in generale). Difficile vedere un disegno unitario nazionale data l’impossibilità di sommare i risultati a livello locale: in Liguria si è affermato il modello Toti (F.I. + Lega Nord + F.d.I.) che certamente non rappresenta un’opzione per i centristi alle prossime politiche.

Fatte queste premesse restano comunque alcune questioni non risolte: un centro-destra litigioso sulla leadership e un centro-sinistra che soffre una crisi profonda di linea e di identità. Lo stesso Renzi ha mostrato tutta la sua debolezza non facendo campagna elettorale, vittima delle primarie che non hanno più di tanto rivitalizzato i suoi più fedeli sostenitori e nemmeno troppo abbattuto i suoi avversari interni.

Le elezioni anticipate, infine, rappresentano una via impraticabile senza una legge elettorale armonica per Camera e Senato e con la certezza dell’ingovernabilità del prossimo Parlamento. In questo scenario solo il Premier Gentiloni può tirare un sospiro di sollievo confortato dall’allungarsi dell’orizzonte di governo, dai dati positivi sul PIL e dal tutto sommato contenuto clamore sul caso del salvataggio delle banche venete.

Per il momento aspettiamo di vedere la prossima finanziaria che dovrà essere presentata subito dopo l’estate e le mosse di chi vorrà giocarsi le proprie carte non tanto nella contesa elettorale della prossima primavera ma per guidare il governo (di larghe intese) nel 2018.

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