Una città da far rivivere

Viaggiare costa sempre meno. Quello che solo sino a qualche decennio fa poteva considerarsi un privilegio delle classi più abbienti, nel corso degli ultimi anni ha perso questa sua connotazione “elitaria”, assumendone una più “democratica”.
Infatti, sono sempre di più le persone che possono raggiungere luoghi sempre più distanti senza dover spendere molto ed usando mezzi di trasporto sempre più comodi e veloci. L’aumento continuo dei flussi turistici comporta però anche che a visitare le nostre città non siano sempre persone educate e rispettose dei luoghi visitati. Maleducazione e sovraffollamento di cui Venezia è triste testimone in questa bizzarra estate.
I mesi appena trascorsi sono stati caratterizzati da numerose segnalazioni che testimoniano una città sempre più abbandonata e sporca. Persone che urinano nei cestini, alcuni che fanno il bagno in costume nei canali, altri che per rifocillarsi si cucinano degli spaghetti seduti in campi e campielli ed, infine, i più attrezzati con tende e sacchi a pelo per passare un notte estiva all’aria aperta. Farciamo il tutto con mendicanti molesti, lesti ladri e venditori abusivi ed abbiamo descritto una triste cartolina della “città più bella del mondo” che in questi giorni sta facendo il giro del mondo, sino a riempire anche le prima pagine di molti giornali stranieri, con un chiaro danno d’immagino per la nostra città.
La situazione che viene descritta nei giornali locali e denunciata da molti residenti non è frutto di alcuna esagerazione. Infatti, basta camminare per le calle e le fondamenta veneziane, anche in pieno giorno, per rendersi conto della grave situazione di abbandono in cui versa la città. Si passa da alcune zone attraversate da un flusso continuo di turisti a cui occhieggiano negozi di souvenir, che offrono ogni genere di paccottiglia, a zone del centro storico completamente o quasi deserte, senza cittadini e negozi di alcun tipo.
Se certi turisti certamente contribuiscono all’attuale situazione, non gli si può addossare completamente la colpa. Infatti, questa situazione di degrado in cui versa Venezia non è un caso isolato, una mosca bianca nel nostro Comune. Se la città lagunare è ridotta così meglio non può dirsi delle città di terraferma, che, sebbene con altri e talvolta diversi problemi, hanno vissuto in questi ultimi anni un progressivo abbandono delle sue strade e quartieri.
Tutto questo non può essere figlio di una qualche causalità. Non è possibile che le tre più grandi aree urbanee, Venezia, Mestre e Marghera, siano tutte alla mercé dell’abbandono, della microcriminalità e dei malintenzionati, come ben si può osservare passeggiando per le strade delle nostre città. Chi ha gestito per anni il nostro territorio non può ora tirarsi indietro di fronte alle sue responsabilità.
Un esempio lampante è il tema turismo veneziano. Infatti, il turismo non è mai stato gestito, anzi, per certi versi subito, mentre per altri solo sfruttato. Sfruttato come una miniera d’oro dalla quale attingere con ingordigia senza mai creare una vera offerta turistica, ma basandosi solo sull’idea che “tanto i turisti vengono comunque”, affiancata dalla proliferazione di molti affittacamere e B&B illegali di veneziani che puntando solamente ad un tornaconto personale e che non si sono mai curati del bene della città.
Nessuna responsabilità può certo imputarsi al Commissario Zappalorto, come taluni in mala fede vorrebbero fare passare agli occhi dell’opinione pubblica. Egli, infatti, si è insediato solo da pochi mesi nel Capoluogo veneto e nessuna colpa può avere sulla situazione del degrado di Venezia, anzi è stato chiamato proprio in risposta alla drammatica situazione in cui il nostro Comune si era venuto a trovare.
A Venezia, dicevo, non c’è mai stata una vera idea di turismo, una offerta turistica. Basti pensare che, a parte i mesi del Carnevale e della Mostra del Cinema, la città offre ben poco; sbagliando, a mio avviso, perché una maggior offerta turistica che coinvolga tutto il territorio comunale, facendo risorgere alcune zone che paiono completamente dimenticate e lasciate a sé stesse. Una più mirata offerta turistica, sia essa culturale, sportiva, enogastronomica o altro, aiuterebbe sia a ridistribuire meglio nei mesi il flusso turistico sia la “qualità” dei turisti.
Alla gestione del turismo si affianca anche la questione della delinquenza e dell’abbandono di molte aree urbane. Assieme al lavoro delle forze dell’ordine si deve affiancare anche una sana amministrazione del territorio e di riqualificazione delle sue aree più degradate. Bisogna che le città del nostro Comune tornino a vivere. Bisogna riqualificare le aree della città, facendole rivivere, arginando la microcriminalità che attanaglia molti quartieri; organizzando manifestazioni, ed eventi, che abbiano l’effetto di riportare la cittadinanza nelle strade, riuscendo a richiamare anche persone dalle città vicine; applicando politiche residenziali trasparenti ed efficaci; rivedendo completamente le ZTL, i parcheggi e le zone a pagamento, assieme a tante altre iniziative. Solo così si potrà arginare, sino a sconfiggere, il degrado e la microcriminalità che sta prendendo sempre più piede nelle nostre città.
Nei giorni scorsi si è tanto parlato di “ticket” o numero chiuso per i visitatori a Venezia. Sono soluzioni che ritengo per lo più improponibili sul piano pratico, che al massimo, visti i tempi, suonano come una provocazione elettore più fine a se stessa che a risolvere il problema.
Servirebbe, invece, una chiara idea su come gestire i flussi turistici, ma prima ancora su cosa vogliamo che sia il nostro Comune, a cominciare dal suo Capoluogo. Abbiamo tra le mani la più bella città del mondo. Cerchiamo di farla restare tale ancora a lungo.

di Isabella Cimino

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