Un sindaco metropolitano

Mancano meno di due mesi alle elezioni comunali per eleggere il nuovo Sindaco di Venezia.
L’anno appena trascorso è stato difficile: lo scandalo MOSE e l’arresto del Sindaco Orsoni hanno avuto un impatto devastante sulla cittadinanza, aprendo una ferita che non sarà semplice rimarginare. Ma se i fatti di quel 4 Giugno resteranno impressi nella memoria storica del nostro Comune, non possiamo ridurre lo sfacello e la rassegnazione della situazione attuale solo a questa vicenda. Infatti, da troppi anni, per non dire decenni, abbiamo assistito ad un lento ed inesorabile abbandono di tutto il nostro Comune da parte della sua amministrazione, la quale non è stata in grado di consegnare ai suoi cittadini una visone strategica del proprio territorio.
Le prossime elezioni comunali portano con sé una importante novità: il prossimo Sindaco di Venezia sarà anche il Sindaco della Città Metropolitana. Il Sindaco veneziano non dovrà può solo rappresentare il territorio strettamente comunale, ma dovrà essere portavoce anche delle aree limitrofe. Proprio in quest’ottica assumeranno
sempre maggior importanza tutte quelle aree che, oltre al Capoluogo Venezia, compongono il nostro Comune: Mestre, Marghera, Favaro, Zelarino, Campalto, Trivignano non dimenticando le realtà isolane del Lido, Burano, Murano, Pellestrina. Realtà differenti, con problemi differenti, che dovranno essere al centro delle prossime azioni di governo, che ad oggi, invece, hanno in comune l’essere state dimenticate ed abbandonate.
Il prossimo Sindaco, insomma, dovrà ripartire dalla terraferma, dalle periferie e da tutte quelle intere aree e quartieri che nel tempo non sono state protagoniste di alcun progetto di rinascita, permettendo che i cittadini diventassero ostaggio della micro criminalità e del degrado generalizzato, a causa del quale in molti sono arrivati a rinchiudersi nelle proprie abitazioni, avendo paura ad uscire di casa non più solo nelle ore notturne, ma addirittura nelle ore pomeridiane, per il timore di essere aggrediti.
Il progetto di ripartire dalla terraferma, non deve spaventare i veneziani, i quali non devono aver paura di perdere centralità. Perché per molti annici hanno detto che era Venezia al centro del nostro Comune, ma abbiamo visto come nel frattempo si svendeva la città al miglior offerente, rendendo il centro storico sempre più simile ad una città- museo, i cui cittadini passano inascoltati ed inosservati alle orecchie e agli occhi di chi in questi anni aveva detto che li avrebbe difesi. Perché Venezia deve rimanere e rimarrà centrale per il Comune, ma lo potrà essere solo con un progetto diverso da quello attuale. E solo se tutti insieme saremo più forti, anche Venezia lo potrà ridiventare. Bisognerà far tornare a vivere le nostre città e questo sarà possibile solo facendo arrivare gli investimenti nei nostri territori. Dobbiamo tornare ad essere un territorio attrattivo, perché solo così arriveranno persone che vogliono investire e di conseguenza si potranno creare nuovi posti di lavoro. Dobbiamo tornare ad investire a Porto Marghera, con progetti differenti rispetto ai decenni passati, ma senza rinnegare quanto fatto negli anni e senza prendere in giro quei lavoratori, grazie al cui lavoro si è creata la ricchezza sulla quale il nostro territorio si è sviluppato. Dobbiamo cambiare completamente registro nei confronti del lavoratore privato, che non può e non deve essere
visto a prescindere come un approfittatore e un evasore, al quale l’Amministrazione deve remare contro e porre ostacoli, ma dobbiamo fare sì che chi ha voglia di fare possa essere messo nelle condizioni di farlo.
Ce ne sarebbero di cose da dire e soluzioni da proporre, ma questo lo demando al prossimo numero del nostro Magazine, che compirà, proprio in quell’occasione, 4 anni di uscita, con il quale daremo il nostro, seppur modesto, contributo alle soluzioni ai problemi di questa città.
Una richiesta però voglia farla sin da subito: in questa fase storica serve un’azione di coesione sociale, non di divisione. Oggi non devono trovare spazio partigianerie e personalismi di partiti, i quali devono essere disposti a fare non un passo indietro, ma a lato, contribuendo con le loro proposte al migliorare la Città, ma abbandonando logiche lontane che non aiuterebbero al rilancio del nostro territorio.
Solo con un progetto comune potremmo sconfiggere il disfattismo figlio dell’insofferenza. Dobbiamo rimboccarci le maniche tutti insieme per cambiare le cose. Prima che sia troppo tardi.

di Isabella Cimino

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