Tesserin: “la vera sfida del referendum sarà sul come condurre la trattativa con Roma”

di Alvise Canniello

Carlo Alberto Tesserin da due anni è Primo Procuratore di San Marco. Un ruolo prestigioso in un ente, riconosciuto con Regio Decreto del 9 luglio 1931 ma già di primaria importanza al tempo della Serenissima, al quale competono la tutela, la manutenzione e il restauro della basilica di San Marco, del campanile e delle loro pertinenze. Per chi lo ha conosciuto nel periodo di attività politica, dalla prima elezione del 1990 fino all’ultima della legislatura 2010-2015 (sempre in Regione Veneto) ha potuto confrontarsi con un uomo portatore dei grandi valori della migliore tradizione politica di questo Paese, un politico esperto e capace. “Un’altra pasta”, per usare un modo di dire che calza a pennello in questo caso.
Tesserin mi accoglie al secondo piano del Palazzo in Piazzetta dei Leoncini, accanto alla Basilica di San Marco e subito ci tiene a precisare che, per la natura del suo ruolo, non entrerà “in valutazioni di carattere politico-partitiche”. Poco male, penso, perché come del resto era mio desiderio ho preparato domande su come si è arrivati al Referendum del prossimo 22 ottobre e quale sarà il percorso perché il Veneto ottenga le “maggiori forme di autonomia” così come previsto dall’articolo 116 della Costituzione per le Regioni a statuto ordinario.

Procuratore Tesserin, perché questa istanza parte in prima battuta dal Veneto e non da altre regioni?

Il Veneto è l’unica regione italiana circondata territori a statuto speciale: Friuli Venezia Giulia e le provincie autonome di Trento e Bolzano. Territori simili al nostro ed economicamente molto forti nei confronti dei quali i comuni veneti da anni denunciano le grandi disparità di trattamento da parte dello Stato centrale. Pensiamo ai comuni costieri tra Venezia e Pordenone, ma anche i territori montani di Belluno, completamente incardinati tra Trento, Bolzano e Friuli, per i quali mai è stata concessa un’attenzione particolare.

Le istanze autonomiste nascono con l’avvento nei primi anni ’90 della Lega Nord o hanno radici più profonde?

La questione non nasce con la Lega Nord ma ben prima. Già dalla costituzione delle Regioni nel 1970 il Veneto pone la questione dell’autonomia. Nel 2000, nella prima proposta di Statuto, la giunta Galan inserisce la forte vocazione autonomista del Veneto. Lo stesso Cacciari nel 2001 presenta una proposta molto simile e dirompente se si pensa al posizionamento politico della sinistra in Veneto. Le due proposte non arrivarono a vedere la luce per motivazioni che poco o nulla c’entravano con l’oggetto della discussione. Ma il dato di un riconoscimento anche a sinistra del tema dell’autonomia è importante e da sottolineare.

Nel 2007 Tesserin è stato relatore in Consiglio Regionale di una legge sull’autonomia che richiama esplicitamente l’articolo 116 della Costituzione. Perché un tentativo di così forte confronto con Roma? Oggi si sente parlare di un percorso della regione Emilia Romagna che non passa per il referendum e che mira comunque a vedersi riconoscere una maggiore autonomia. Perché allora il Veneto non ha seguito la stessa strada?

Questo iter si è reso necessario a causa della sordità del Governo nazionale alle continue richieste di incontro da parte della Regione per iniziare a trattare sui 12 ambiti che avevamo individuato sui quali il Veneto chiede maggiore autonomia. Richieste di incontro mai ascoltate sia dai governi di centrosinistra che di centrodestra. La legge approvata dalla Regione non venne impugnata dal Governo e nel 2012 si arrivò all’approvazione dello Statuto regionale nel quale si dice, senza tanti giri di parole, che il Veneto è una regione autonoma, per storia, per vocazione e per volontà dei veneti.

Il referendum, così come è stato presentato dall’attuale Giunta, sembra voler dare più forza al Presidente Zaia per trattare con il Governo. Ma è qui la vera sfida?

La vera sfida non è tanto far vincere il sì al referendum ma intavolare una fruttuosa trattativa con Roma, forte del voto di tantissimi veneti, che dovrebbe portare ad una fase ancora successiva. Infatti alla trattiva seguirà l’approvazione dell’intesa tra Stato e Regione da parte del Parlamento dove siedono parlamentari proveniente da ogni parte d’Italia che si renderanno presto conto delle minori disponibilità per le loro regioni di provenienza se più risorse resteranno in Veneto o meglio, se il Veneto tratterrà nel territorio maggiori risorse a fronte di nuove competenze riconosciute. In quel momento chi si troverà a gestire la situazione dovrà essere molto capace.

Quali saranno le richieste di Zaia? 

Maggiori risorse per gestire in Veneto la sanità, l’istruzione e l’università, i trasporti, il sociale e il turismo.

L’intervista, giunta a questo punto, prosegue su altre questioni che magari saranno oggetto di altre chiacchierate dove avremo modo di toccare molte altre questioni di attualità politica nazionale e internazionale attraverso la lente dell’esperienza e la saggezza di chi nella sua vita politica ne ha viste tante per lasciarsi sorprendere. La richiesta di autonomia, a differenza dell’indipendenza, parte da istanze stratificate nel tempo e l’ultima legge che porta al referendum vede la firma di consiglieri di centrodestra come Costantino Toniolo e Carlo Alberto Tesserin che nulla hanno a che fare con la Lega Nord. Proprio ciò dimostra che il tema dell’autonomia non sia la bandiera di una sola forza politica, bensì di un arco politico ben più ampio nel quale trova spazio anche quel centrosinistra oggi tanto imbarazzato e amletico. A scanso di equivoci il 22 ottobre non saremo chiamati a votare un referendum per avere l’autonomia fiscale e per trattenere la totalità di quanto oggi invece finisce a Roma, nemmeno per staccare le nostre sorti da quelle del resto della Penisola. Con il risultato che uscirà dalla urne si potrà dare mandato al Presidente Zaia di intavolare una discussione con il (prossimo) Governo nella speranza che a guidare le trattative per la parte statale non ci sia quel Sottosegretario agli affari regionali Bressa, da sempre ostile alle istanze del Veneto (proprio lui che fu sindaco di Belluno agli inizi degli anni ’90 e poi sempre eletto alla Camera nella circoscrizione del Trentino Alto Adige). Dell’uso che Zaia farà del mandato consegnatogli dal voto di centinaia di migliaia di cittadini veneti ad oggi non si può dire, ma sarà tema di altre riflessioni che affronteremo a partire dal 23 ottobre prossimo.

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