Tasse, tasse e… tasse!

Che la pressione tributaria complessiva abbia raggiunto livelli preoccupanti, è un fatto tristemente notorio. La cosa ancor peggiore, tuttavia, è lo spirito, quasi di rassegnazione, con il quale il contribuente affronta il dovere di pagare. A ben o a mal pensare e facendo mente alla storia, questa situazione pare molto più affine ad una monarchia che ad una democrazia costituzionale, occidentale, contemporanea: i cittadini non sono tali bensì sudditi di un sovrano che non deve dipendere che “dalla propria spada” e che non deve rendere conto al corpo sociale delle sue scelte.
Certo, sentir parlare di monarchia e di sovrano potrà sembrare una esagerazione ma, volendo essere onesti, sarebbe difficile pensare ad altre soluzioni per spiegare la condotta del legislatore tributario italiano che, di fatto, pare agire in modo del tutto scollegato da quelle che, ormai, sembrano essere non solo lamentele ma veri e propri disagi vissuti dal cittadino e contribuente in ambito fiscale. Alla base dei nostri sistemi tributari occidentali coevi, troviamo cristallizzato un principio:”no taxation without representation”, invero l’impossibilità per il “sovrano” di imporre nuove misure fiscali senza che queste siano previamente approvate dai “rappresentanti degli elettori”. Anche la Costituzione italiana acquisisce questa idea e la fa propria, elaborando una serie di misure per evitare che l’arbitrio del Governo, il “sovrano” di oggi, possa imporre nuove misure tributarie senza che il Parlamento le approvi.
Altro fondamentale principio acquisito dalla nostra Costituzione è quello della progressività del dovere contributivo, in base alla capacità contributiva. La combinazione dei due elementi non è agevole da spiegare, ma, a fini esemplificativi, si consideri che lo scopo è quello di assicurare un prelievo tributario che non sia solo “proporzionale” in base al “reddito” ma che consenta il generarsi di un prelievo tributario che tenga conto di molti singoli elementi che compongono la effettiva e non la presunta attitudine soggettiva a contribuire al dovere di pagare. Quindi, una madre single con un figlio a carico, a parità di reddito con un professionista non sposato e senza figli a carico, dovrebbe pagare meno del professionista perché la sua attitudine a contribuire è inferiore a quella del professionista.
Ma quante imposte rispettano questo parametro? A titolo di esempio si prenda un intervento di una maestra, pubblicato di recente sul Corriere del Veneto: l’imu che la maestra deve pagare supera lo stipendio mensile. Altro esempio, ben noto agli imprenditori, dato dall’anticipo di imposte, pagato nel 2013, per il 2014 che collide con la attualità ed effettività della capacità contributiva che sono corollari legati ai principi esposti. Senza contare gli effetti “confiscatori” (il divieto di confiscatorietà è espressamente previsto in alcune costituzioni, in Italia si ritiene possa comunque essere desunto dai principi della materia) che determinate imposte generano, compromettendo anche la proprietà privata.
Emerge il dubbio, in capo a chi scrive, in merito alla utilità di una Costituzione che nasce proprio per porre dei freni all’arbitrio del “sovrano” ma che è sistematicamente violata proprio dallo “Stato” che dovrebbe essere da questa vincolato; altro dubbio emerge in relazione alla utilità di un Parlamento che approva, da anni, manovre fiscalmente onnivore, in manifesto spregio alle istanze dei cittadini e, forse, abusando del divieto di mandato imperativo che non consente il vincolo tra elettore e parlamentare che, come espresso nella Legge fondamentale tedesca, “non soggiace che alla propria coscienza”.
Ecco che ben si può capire l’espressione iniziale sulla monarchia: un centro di arbitrario potere in capo al “sovrano”, inteso come detentore di potere indiscusso che può fare il bello ed il cattivo tempo, si ravvisa nel duo Governo-Parlamento. Un connubio immondo, strumentale al prelievo che, spesso, si è mostrato economicamente inefficiente, male perequato e fonte di clientele costose che vanno a turbare l’immagine e la credibilità di uno Stato che – va ricordato – è anche erogatore di servizi pubblici di cui tutti godiamo e che, con una maggiore trasparenza gestionale del prelievo, a monte, e dell’impiego, a valle, delle ricchezze riscosse con prelievo, potrebbe davvero far ricredere molti italiani, scettici ed abbattuti, sull’utilità di contribuire alla spesa pubblica.

di Luca Cadamuro

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