Il revival della via della seta

di Nereo Laroni

Storicamente la Via della Seta è il percorso terrestre che le merci provenienti dalla Cina e dall’estremo oriente compivano per arrivare in Europa e, comunque, al baricentro dei traffici costituito dal Mediterraneo.
Tale traiettoria è rimasta attiva dall’alto Medio Evo sino alla scoperta dell’America e all’avvento di potentati mongoli e turchi ai limiti orientali del nostro continente. In realtà prima e dopo tale periodo l’attività caravaniera è testimoniata ampiamente, ma il peso economico della stessa risultava marginale.

Più corretto sarebbe parlare di Vie della seta perchè i terminali di questi commerci andavano dal Mar Rosso sino al Mar Nero con una concentrazione significativa sulla costa orientale del Mediterraneo.
Venezia, insieme e in competizione con le altre Repubbliche Marinare, funzionava da ambito snodo con i mercati europei.

E’ interessante annotare come la Serenissima, con la colonia della Tana sul Mar d’Azov, costituiva l’avamposto più orientale dell’Occidente.
Come mai oggi ritorniamo a parlare di Via della Seta?
Il fatto nuovo è costituito dall’emergere con forza dirompente di due colossi demografici, politici e, ora anche economici, che sono lA Cina e l’India.

Sino a pochi anni fa le cosidette ” tigri asiatiche”: Malesia, Corea del Sud, Giappone e Singapore, avevano una leadership economica prevalentemente continentale, anche se in alcuni settori tecnologicamente avanzati esportavano in tutto il mondo. Oggi l’India e, soprattutto la Cina si configurano come attori globali con ritmi di crescita che non hanno paragoni in Europa e in America.

L’inedita esperienza di uno stato a regime politico comunista e ad economia capitalistica è in grado di garantire la stabilità di un paese con miliardi di abitanti e, insieme, livelli di produttività straordinari. Anche la corruzione, palla al piede di tutti i paesi in via di sviluppo, è tenuta sotto controllo e ridotta a fenomeno presente ma non decisivo per limitare la crescita.

All’esplosione economica si accompagna, in Cina, un peso finanziario in grado di condizionare tutte le economie mondiali, USA compresi.
La Cina, inoltre, sta fronteggiando la debolezza in uno dei fattori decisivi per la crescita: la carenza di fonti energetiche e di materie prime.

I nuovi oleodotti che dal Kazakistan si diramano verso sud costituiscono un primo decisivo passo per colmare una lacuna fondamentale. Ciò spiega anche la spietata politica perseguita da Pechino nei confronti degli Uiguri e delle popolazioni mussulmane insediate sul bordo occidentale del Paese, il più ricco di prodotti energetici.
Per quanto riguarda le materie prime è noto l’interesse cinese per l’Africa. La penetrazione in questo continente si è ormai capillarizzata e evita ogni intromissione di tipo politico per non mettere a repentaglio ricchi contratti nel settore estrattivo garantiti dai dittatori di turno.

Tutti questi fattori, sommariamente ricordati, consentono oggi alla Cina di rivolgersi all’Europa non solo come esportatore di merci di poco prezzo e poca qualità ma anche di prodotti competitivi sul piano qualitativo e, insieme come investitore in comparti fondamentali della nostra economia.
Per sviluppare questo disegno è necessario, però, contare su un sistema infrastrutturale adeguato.
Reti stradali, reti ferroviarie, sistemi portuali e reti energetiche formano insieme la Nuova Via della Seta.
Tutto questo sistema converge verso l’Europa ma, come la Via della Seta storica, ha differenti punti d’arrivo: I due fondamentali sono quelli dell’Alto Adriatico e dei porti del Mare del Nord.

Il buco nero dell’Asia Centrale sarà presto attraversato da nuove reti ferroviarie a sud dell’antica Transiberiana collegando Cina, Afganistan, Iran e Turchia e, più a nord, Cina, Kazakistan, Usbekistan e Ucraina. Le nuove reti stradali sono quasi tutte in costruzione sulle medesime direttrici.
E’ anche cominciata la caccia ai porti più strategici. L’esempio più recente è l’acquisizione da parte cinese del Pireo. Alla stessa logica obbedisce la reiterata disponibilità di investitori cinesi a entrare nella realizzazione dell’ipotetico offshore dell’Alto Adriatico.

Le reti energetiche, sinora di esclusiva matrice russa, a breve potranno contare sul gasdotto che da Baku, in Azerbaigian, attraversando tutta l’Europa Meridonale, arriverà in Italia. ( sempre che i pugliesi non lo blocchino). Al gas e al petrolio azero si aggiungerà quello kazaco, affrancato dal tributo russo.
Un tempo le spezie erano merce rara e preziosa, ma la moderna Via della Seta avrà un impatto sconvolgente per una Europa esangue, abituata ad autogovernarsi gestendo livelli di vita di altissima qualità.

E’ da augurarsi che il suo destino non sia quello di una nobile decaduta, ma sappia, invece, utilizzare il suo enorme patrimonio culturale per accompagnare la rivoluzione economica che è alle porte.

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