Pronti ad usare l’olio tunisino?

La campagna olearia dello scorso anno sarà ricordata come una delle peggiori che il nostro paese, tradizionalmente vocato alla produzione di olio di qualità, abbia mai vissuto. Secondo i dati che sono reperibili anche online, nel 2014 la produzione di olio ha subito un calo drastico equivalente al dimezzamento delle quantità prodotte. I fattori che hanno scatenato questo tracollo sono principalmente due ovvero il maltempo della scorsa stagione estiva e la mosca killer che ha causato una strage non solo a livello quantitativo ma anche a livello qualitativo. Un altro grave problema, inoltre, è stata l’epidemia di Xylella Fastidiosa che ha colpito l’area del Salento. Il disseccamento rapido dell’ulivo favorito da questo batterio gram-negativo ha contribuito al calo della produzione e purtroppo moltissimi alberi, anche secolari, sono finiti sulla lista nera per l’abbattimento visto che non sembra esserci altra soluzione a questo problema.
Per ovviare al calo della produzione, durante l’anno corrente il nostro paese è stato costretto ad aumentare le importazioni da paesi come la Grecia e soprattutto dalla Tunisia, paese che vi chiedo di tenere a mente, che ha registrato un +681% nel primo trimestre 2015 stando ai dati di Coldiretti.
Guardando all’anno corrente, La campagna olearia appena iniziata e secondo le prime stime che fornisce l’Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare), la produzione a livello nazionale dovrebbe subire un’impennata rispetto all’anno scorso e il dato dovrebbe attestarsi intorno ad un ottimo +60% con più di 350mila tonnellate di olive pronte per essere spremute. Un dato incoraggiante per ripartire ma che comunque rimane al disotto del dato del 2013 quando le tonnellate di olive che furono raccolte si attestarono ad oltre 460mila. Anche il livello qualitativo sarà nettamente migliore rispetto a quello del poco olio prodotto l’anno scorso. Possiamo quindi affermare che finalmente il mercato oleario italiano ha ingranato la marcia della ripartenza. Uno scenario nettamente cambiato rispetto all’anno scorso ma che forse può non bastare. Infatti, anche se non si sono verificate cause eccezionali come condizioni meteorologiche o mosche varie, il mercato può subire un contraccolpo non da poco a causa della politica dell’unione europea.
Qualche riga sopra vi chiedevo di memorizzare la Tunisia. Ora vi spiego il perché.
Lo scorso 17 settembre, purtroppo, la Commissione Europea nella quale siede anche l’italianissima Federica Mogherini, ha presentato una proposta legislativa che sancisce l’aumento della quota d’olio importabile dalla Tunisia verso i paesi UE senza l’imposizione di dazi unilaterali. Più specificatamente la proposta, nata per provare ad aiutare il mercato tunisino che prima dell’attentato terroristico di Sousse si reggeva quasi interamente sul turismo e oggi è drammaticamente in crisi, propone di mettere a disposizione della Tunisia, dal 1′ gennaio 2016 al 31 dicembre 2017, un contingente tariffario senza dazio unilaterale di 35 000 tonnellate di olio di oliva in aggiunta alle attuali 56 700 tonnellate previste dall’Accordo di Associazione UE-Tunisia. Per quanto possa essere giusto aiutare un Paese amico in difficoltà, la politica sta facendo uno sgambetto non da poco ai produttori europei di olio.
Le reazioni di produttori e associazioni di categoria non si sono chiaramente fatte attendere e tutti concordano nell’affermare che un provvedimento siffatto produrrà un problema nel mercato oleario poiché per molte aziende sarà più conveniente importare l’olio dalla Tunisia piuttosto che comprare quello interno tralasciando il fatto che la qualità dell’olio importato non sarà mai come quella del nostro territorio nazionale. Alla luce di ciò non possiamo che rimanere attoniti e sinceramente perplessi: cos’altro dovrà sopportare il mercato enogastronomico italiano a causa dei diktat europei?

di Matteo Marino

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