Il lavoro nell’industria 4.0

Possiamo oggi dire, finalmente, che siamo entrati nella quarta rivoluzione industriale.
Dopo il vapore, l’elettricità e l’IT sarà l’utilizzo di internet nello spazio fisico a cambiare completamente i sistemi produttivi così come li abbiamo conosciuti sino a pochi anni fa.

La conferma di ciò l’abbiamo avuta a seguito della presentazione del Piano del Governo dell’Industria 4.0, promosso dal Ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda.
Questo Piano ha posto solide fondamenta ad un processo di industrializzazione dal quale l’Italia non poteva più tirarsi indietro e sul quale si doveva porre una “linea guida” almeno sul piano dello sviluppo economico e degli investimenti.

Il tema della industria ad alta tasso di automazione, però, non riguarda solo lo sviluppo economico del nostro Paese, ma si interseca, inevitabilmente, con il mondo del lavoro, o meglio, con la sua regolamentazione.

Le conseguenze dell’Industria 4.0 sul mondo del lavoro possono essere suddivise in due tipi:

Il primo è di ordine pratico: mansioni, orari e luoghi di lavoro e le competenze del lavoratore.
In seguito alla rivoluzione digitale potremmo vedere la fine della “catena di montaggio” propria del modello fordista; la figura dell’operaio non sarà più volta alla risoluzione di problemi fisici bensì di problemi nati dai sistemi informatici che governano la produzione.
Venendo al tema dell’orario e luogo di lavoro il tema è ancora più interessante: se la produzione verrà gestita virtualmente non sarà più necessaria la presenza fissa del lavoratore nel luogo di lavoro, aprendosi le strade al cd. smartworking anche nelle realtà industriali e perchè no, anche all’idea degli orari flessibili sulla base del principio che l’importante è il risultato e non le ore lavorate.

La seconda conseguenza sul mondo del lavoro è di prospettiva: come cambierà il lavoro?
Gli esempi visti al punto precedente possono darci una idea delle modifiche che avranno le mansioni dei lavoratori, ma manifestano anche l’impatto che avranno sulla visione del lavoro e sulla natura del lavoro stesso.

Il primo timore di fronte alla rivoluzione digitale è che questa “cancelli” la figura del lavoratore e che, di conseguenza, si perderanno posti di lavoro. Invece può essere proprio il contrario.
Una premessa a questo punto va fatta: il processo dell’industria 4.0 è ormai partito e non può essere fermato. La vera sfida sta nel studiarlo e capirne le potenzialità senza timori e paura, cercando di anticipare i fenomeni futuri e le conseguenze che questi avranno nel mercato del lavoro.
Un mondo del lavoro diverso dove la figura del lavoratore non deve per forza sparire, ma si deve adeguare alle nuove esigenze, puntando sulle competenze le skills: la conoscenza avanzata dei sistemi informatici, la capacità di analisi in tempo reale dei bigdata e il sapersi muovere abilmente tra i nuovi sistemi digitali saranno la chiave per il lavoro del domani.

La formazione diventa quindi il tassello fondamentale per sfruttare l’industria 4.0 e se formazione e lavoro non si conciliano il decollo di questa rivoluzione industriale farà molta fatica.
La formazione deve essere vista quindi come un percorso caratterizzante del lavoratore, sin dal percorso scolastico professionalizzante, continuando durante i suoi primi passi nel mondo del lavoro ed anche durante il percorso lavorativo del lavoratore, così da stare sempre al passo delle necessità e delle sfide imposte dalla tecnologia.

L’industria 4.0 è già una realtà e l’Esecutivo in questa rivoluzione non deve avere un ruolo di indirizzo nelle scelte economiche degli imprenditori, scegliendo lui i settori in cui investire, ma deve lasciare gli imprenditori liberi di scegliere in quali tecnologie investire. A fronte però di questo approccio, si rende, invece, necessario un intervento pragmatico e lungimirante da parte del Governo sul tema del mercato del lavoro, attraverso politiche che non siano solo un tentativo di risolvere problemi contingenti attraverso legislazioni di emergenza, ma che sappiano costruire un sistema strutturale e puntuale capace di affrontare le trasformazioni cui il nostro mercato del lavoro è soggetto.

di Isabella Cimino

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