Come si vive in … Nuova Zelanda

Lucille ha 26 anni è nata a Stoccolma da mamma francese e papà indiano. Parla 6 lingue e da sempre ha una grande passione: viaggiare. Questo suo desiderio di conoscere sempre posti nuovi l’ha portata in questo periodo a visitare la Nuova Zelanda, dove si è trasferita dal Maggio di quest’anno.
In questa intervista cercheremo di capire meglio come si possa visitare questa nazione così lontana, dove sempre più nostri connazionali scelgono di provare un’esperienza lavorativa diversa dall’ordinario.

Lucille, come abbiamo raccontato nella tua presentazione, sei una ragazza abituata a viaggiare sin da giovanissima. Perché questa volta hai scelto la Nuova Zelanda come destinazione?
Mi ha spinto la curiosità di vivere in prima persona quella che molti definiscono “Terra Promessa”, l’Oceania, sia per il tenore di vita che per i paesaggi meravigliosi. La scelta era fra Australia e Nuova Zelanda. Ho optato per la seconda poiché meno turistica e più piccola, quindi più facilmente visitabile.

Hai dovuto affrontare un bel viaggio dall’Italia sino a lì. Dovendo andare in un altro Continente che documenti ti sei dovuta portare? C’è un sistema previsto dal Governo neozelandese per i giovani che vogliono andare in Nuova Zelanda?
Esiste un programma chiamato “Working Holiday Visa”. E’ il cosiddetto visto vacanza-lavoro. In Nuova Zelanda questo visto dura un anno ed è dedicato a chi ha meno di 30 anni.
I requisiti per entrare nel paese con il WHV sono i seguenti: avere disponibilità finanziaria di minimo 4500 dollari neozelandesi per potersi mantenere durante la permanenza in Nuova Zelanda, avere un’assicurazione sanitaria per tutta la durata del soggiorno e avere il biglietto di ritorno o abbastanza soldi per poterselo permettere. Questi sono requisiti necessari per tutti coloro che vogliono questo visto.
Altri fattori variano di paese in paese: chi vive, o ha vissuto, in un paese considerato a rischio tubercolosi, deve sottoporsi a raggi X al torace presso un centro medico approvato dalla Nuova Zelanda.
Vi sono differenze anche a livello lavorativo: io, che viaggio con passaporto francese, posso lavorare per lo stesso datore di lavoro neozelandese per tutta la durata del mio visto. Per gli italiani è diverso: possono lavorare per un massimo di tre mesi per lo stesso datore di lavoro.

Come ti sei trovata in questo nuovo Paese?
C’è chi sopravvive con i propri risparmi, ma i due modi più comuni sono: trovarsi un lavoro o dedicarsi al wwoofing, ovvero un sistema che raggruppa strutture agricole (e alberghiere) che richiedono manodopera (di solito massimo quattro ore al giorno) in cambio di vitto e alloggio. Ho avuto due esperienze Wwoof finora, in un Bed & Breakfast di lusso e in una fattoria. Sono esperienze che arricchiscono: si vive a stretto contatto con i locali, si imparano nuovi lavori e si ha sempre tanto tempo libero per visitare.

C’è possibilità di trovare un lavoro direttamente arrivati in Nuova Zelanda?
Bisogna sottolineare una cosa: la Nuova Zelanda è un paese con pochi abitanti rispetto alla mole, sempre crescente, di produzione interna e di turismo. Vi sono poco più di quattro milioni di abitanti e, soprattutto d’estate, l’offerta lavorativa è notevole. E’ facile trovare lavoro nelle aree urbane di Wellington e Auckland. Per chi preferisce rimanere in contatto con la natura, la raccolta di frutta è un lavoro molto diffuso in tutto il paese e ben pagato. Personalmente non mi sono mai affidata a servizi di accoglienza quindi sono piuttosto ignorante al riguardo, ma vi sono siti internet di grande aiuto, per esempio Backpackerboard.co.nz, un sito internet dedicato a noi viaggiatori arrivati in Nuova Zelanda con il Working Holiday Visa, dove vi è un elenco di annunci di lavoro aggiornato quotidianamente, dai lavori nei bar a quelli per la raccolta della frutta.

Ultima domanda: c’è qualcosa in particolare che hai trovato in Nuova Zelanda che ti piacerebbe “trasferire” in Italia?
Tutto!

di Isabella Cimino

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