Chi ha il pane non ha i denti, chi ha i denti non ha il pane

La capitale europea della cultura del 2019 non sarà Venezia.
La città lagunare, infatti, è stata esclusa dalle sei semifinaliste della competizione, preferendovi Matera, Lecce, Ravenna, .
Senza nulla togliere alle città rimaste in gara, queste non possono essere neanche lontanamente essere paragonate a Venezia, la quale per la sua storia e per il ruolo mondiale che riveste non trova molti altri competitori in Italia, e non avrebbe neanche dovuto sforzarsi più di tanto per vincere la competizione.
Eppure siamo riusciti a perdere, spendendo chissà quanti soldi per la candidatura.
Il fallimento si può spiegare in tre modi: o si è partecipato alla competizione ritenendo di vincere facilmente, viste le altre città candidate e, quindi, non si è prestata la diligenza necessaria; o si voleva vincere, ma per incapacità non si è riusciti a proporre una proposta valida ovvero non c’è mai stato un vero interesse né a partecipare né tantomeno a vincere, ma tanto valeva provare.
A prescindere da quali possano essere i motivi dietro questo fallimento il risultato non cambia, perché Venezia non sarà la capitale europea della cultura. La città del Tintoretto, di Marco Polo, dei Dogi, della Fenice, di Palazzo Grassi, della Biennale, del Carnevale e della Mostra del Cinema non é stata ritenuta idonea a concorrere a tale competizione.
Questa bocciatura risulta essere l’ennesima di un troppo lunga serie di sconfitte cui Venezia sembra essere oramai affezionata.
Solo negli ultimi anni abbiamo assistito all’esclusione dall’Expo 2015 e dalle Olimpiadi 2020, talvolta manifestando un certo snobismo nei confronti di tali candidature, quasi a dire che tanto Venezia non ha bisogno di tutto ciò, di farsi ulteriore pubblicità (un giorno mi spiegheranno perché invece Londra ha ospitato le Olimpiadi nel 2012), di offrire qualcosa di diverse rispetto a quello che quotidianamente offre la città.
Forse è proprio questo il problema. Venezia vive sugli allori del passato, su ciò che nei secoli è stato costruito, limitandosi a conservarlo, ma non rivolgendo mai lo sguardo al futuro. Difficilmente ricordiamo un’opera o una grande iniziativa degli ultimi anni che abbia interessato la nostra città, proiettandola verso l’esterno, continuando a manifestare un atteggiamento di superiorità che, se forse aveva fondamento nei secoli passati, ora non ha proprio ragion d’essere.
Ma forse non c’è da stupirsi di ciò se il Primo Cittadino etichetta come “campagnoli” i residenti della terraferma.
Siamo completamente inadeguati ad affrontare le sfide del futuro, non abbiamo idea del ruolo che Venezia debba svolgere nel Veneto, in Italia e nel mondo. Abbiamo un unico settore che si autoalimenta, il turismo, e non riusciamo nemmeno a gestirlo, lo subiamo, e quando decidiamo di gestirlo lo blocchiamo ideologicamente come è successo con le grandi navi.
Non propongo certo l’asfaltatura dei canali e dei rii, come volevano i futuristi ad inizio ‘900, ma una proposta innovativa ogni tanto non sarebbe sgradita.
Più passa il tempo e più attuale appare questo vecchio detto: chi ha il pane non ha i denti e chi ha i denti non ha il pane.

di Isabella Cimino

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