Il cane non è un peluche!

Tutti, o quasi, nella vita hanno desiderato avere un animale domestico. E qual è l’animale domestico per eccellenza? Il cane è chiaro. Ma quello che dirò in questo articolo non varrà solo per loro, ma anche per tutti gli altri animali.

Uno dei problemi principali che il padrone deve affrontare col proprio animale è la disobbedienza dello stesso. Per spiegare al meglio questo concetto, è necessario fare dei collegamenti preliminari. Secondo degli studi un cane adolescente/giovane adulto ha un’età mentale di un bambino di circa 2 anni. Prendendo, quindi in esame questa comparazione sorge una questione: in base all’esperienza di ognuno, è più facile che porti rispetto un pargolo cresciuto con un’educazione severa, ma giusta, oppure uno che ha vissuto nel vizio più totale e senza regole? La risposta è chiara e quindi sorge un’ulteriore domanda. È più facile che un cane risponda ai comandi se è sempre stato cresciuto in modo che li rispetti o gli è sempre stato concesso qualsiasi capriccio? Un peluche è facile da comandare, ma un cane no.

Il cane ha delle proprie necessità, che sono riassumibili in quelle che sono denominate le 5 libertà:

  • Libertà dalla fame, dalla sete e dalla cattiva nutrizione
  • Libertà dai disagi ambientali;
  • Libertà dalle malattie e dalle ferite;
  • Libertà di poter manifestare le caratteristiche comportamentali specie-specifiche;
  • Libertà dalla paura e dallo stress.

Queste libertà sono un diritto degli animali. Le prime tre e l’ultima sono palesi, ma la quarta è quella che si sposa meglio con l’argomento che viene affrontato.

Le caratteristiche comportamentali vengono meglio espresse durante il gioco, da solo o con altri, e il rapporto con conspecifici o meno. Un cane deve quindi poter giocare, ma non è necessario che il suo gioco sia il paio di pantofole preferito o il cuscino della camera da letto o i cavi elettrici. È necessario essere delle guide per i propri animali, in grado di indirizzarli verso il miglior comportamento possibile, cosicché ci sia serenità per lui/lei o per il padrone. Nell’esempio precedente il cane, inoltre, sta dicendo al proprio padrone che si annoia a casa da solo e quindi è necessario trovare un gioco che lo interessi e che lo distragga dalla borsa in pelle preferita, che per quanto nascosta, verrà sempre ritrovata. Inoltre per far capire all’animale che non deve farlo più, non serve a niente giustificarlo o dirgli con parole dolci “brutto cattivo non si fa” perché per quanto loro capiscano l’uomo, non comprendono il significato di tutte le parole e il perché dell’associazione tra queste.

Il cane, come anche il gatto anche se molte volte se ne frega, capisce il modo di porsi di una persona e il tipo di personalità. Quindi rimproverarlo con una voce dolce e magari dandogli qualche carezza, renderà il cane confuso, il cuscino continuerà ad essere l’obiettivo preferito e andando avanti non capirà più cosa deve o non deve fare.
Questa sua confusione può poi rivoltarsi in modo neutro o negativo. Nel primo caso nonostante la confusione, il cane si limita a continuare a comportarsi nel medesimo modo, nel secondo il cane può essere confuso e insicuro a tal punto da diventare aggressivo e magari il padrone gli sta dando solamente una carezza e lui si ribella o aggredisce cose che prima erano familiari o normali o neutre.

Questi accorgimenti e questi comportamenti servono per far vivere una vita serena ad un cane. Perché questo sia possibile è necessario comportarsi con lui in base ai suoi bisogni di specie che chiaramente non sono quelli dell’uomo. Una persona ha bisogno di comunicare verbalmente l’una di fronte all’altra. Se due persone si incontrano ed una delle due si mette a quattro zampe come se fosse un cane e comincia ad abbaiare, il bisogno dell’uomo non è rispettato perché non è in grado di parlare normalmente.

Se si ha davanti un cane e lo si tratta come un essere umano, non si forma un collegamento corretto ed equilibrato tra i due, ma un collegamento malsano che porta alla sofferenza dell’elemento più debole della coppia e cioè il cane.

di Eleonora Scapin

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