Buoni propositi con gambe corte: l’incertezza fatale

Il triste epilogo parigino, già classificato come l’ “undici settembre europeo”, riporta alle cronache la discussione relativa al terrorismo in Europa.
Dalle cronache veniamo a sapere che Coulibaly, il sequestratore del negozio ebraico, sarebbe già stato precedentemente detenuto per concorso nella tentata evasione del terrorista Ali Belkacem ed avrebbe acquistato armi in Belgio; dopo ciò avrebbe trascorso alcuni giorni a Madrid, ospitato da una supposta cellula iberica del sistema jihadista ed avrebbe pubblicamente affermato di essere finanziato dal fronte yemenita di al – Qaeda.
Charif Kouachi, uno dei due fratelli che hanno fatto irruzione nella redazione di Charlie Hebdo, invece, sarebbe stato più volte ripreso dalle forze dell’ordine durante gli incontri con Djamel Beghal, figura nota alle autorità inglesi per i rapporti con l’imam Abu Hamza, conosciuto dal Kouachi durante un periodo di detenzione nel quale il Beghal avrebbe istigato il giovane francese a condividere gli obiettivi di una rete terroristica.
Anche in Italia – stando alle dichiarazioni rese dal Ministro Alfano – sarebbe stato noto alle forze dell’ordine uno dei fratelli Kouachi.
Nel frattempo si avviano indagini in Belgio che conducono ad una sparatoria con le forze speciali della polizia e alla fuga, verso l’Italia, di due ricercati, arrestati nei pressi dell’ex frontiera tra la Francia ed il Bel Paese.
Infine in Germania le autorità ammettono l’esistenza del rischio attentati a Dresda e a Berlino, ove è già scattata un’operazione del SEK che ha condotto all’arresto di due soggetti che avrebbero favorito il terrorismo internazionale.
Si delinea un quadro preoccupante ed imbarazzante: come è possibile che queste persone possano muoversi liberamente per l’Europa e dispongano dei fondi necessari per perseguire i propri fini?
A quest’ultima domanda pare interessante rispondere con un argomento che pare legato solo marginalmente a quanto affermato all’inizio: la vicenda delle due cooperanti italiane recentemente rimpatriate. In particolare, si consideri la più eclatante notizia legata al rientro delle due giovani: il supposto pagamento di un riscatto di 12 milioni di Dollari. È opportuno premettere che la notizia del pagamento del riscatto non è stata data da fonti italiane che, anzi, a mezzo servizi, avrebbero smentito il pagamento (mentre il Ministro Gentiloni ha diplomaticamente evaso una risposta puntuale) che pare, a questo punto, confermato solo da un tweet, risalente ad un’utenza presumibilmente vicina ai rapitori, ripreso dalla tv siriana Al Aan.
Allora, ammesso e non concesso che il pagamento sia realmente avvenuto, ammesso e non concesso che il costo medio di un fucile d’assalto AK 47 si attesta attorno ai 500 Euro (al mercato nero) e ammesso e non concesso che i rapitori delle due italiane e, quindi, i beneficiari del pagamento sarebbero membri del cd. fronte al – Nusra (organizzazione sunnita che lotta contro il regime di Assad, costituita soprattutto da ex combattenti siriani fedeli a tale Abu Mussab al-Zarqawi e noti per essere stati recentemente reclutati anche da al-Baghdadi nonché per le eccelse doti belliche dimostrate durante l’assedio di Aleppo), il Governo italiano, insieme alle altre cancellerie europee, dovrebbe interrogarsi se continuare su questa linea con riguardo ai rapimenti oppure cambiare strategia. Soprattutto, se come piegato in un articolo di Rukmini Callimachi pubblicato dal New York Times (Paying Ransoms, Europe Bankrolls Qaeda Terror), i governi europei sarebbero soliti procedere in questo senso per evitare vittime tra gli ostaggi, arrivando a giustificare – come nel citato caso tedesco – il pagamento in termini di “aiuto umanitario”.
Pare risibile interrogarsi, oggi, circa il “come” taluni soggetti possano finanziare le proprie attività terroristiche e pare ancora più risibile provvedere all’armamento di determinati gruppi, come evidenziatosi in Siria, dove gli USA in primis, travolti dalla foga di piantare altre bandierine nello scacchiere mediorientale, hanno provveduto, con gli alleati europei, a fornire “supporto logistico” a chi, attualmente e sotto il nome, ad esempio, di al – Nusra si rende responsabile di fatti criminosi. Il terrorismo non può assumere – come avviene troppo spesso nell’attuale dottrina strategica – i connotati del “buono” o del “cattivo”, in base al fine perseguito: o li si finanzia sempre, sennò non lo si deve fare mai.

di Luca Cadamuro

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*