Appuntamento col futuro: 3 anni, 4 strade, 1 rivoluzione

di Marco Rossetto

Alzi la mano chi adora il frigo che avvisa con allarmi in caso di prodotti in via di scadenza. Tutti? Bene.
Chi è contento quando il proprio smartwatch tiene conto dei battiti cardiaci, della pressione e delle calorie? Tutti ancora? Bene.

Nei prossimi 3 anni assisteremo ad una rivoluzione epocale, a livello tecnologico, che sbaraglierà il 95% delle aziende mondiali.
Il motivo è molto semplice: attualmente la società sta orientandosi verso 4 trend in crescita esponenziale, e saranno almeno 2 momenti scatenanti, ovvero i mondiali di calcio in Russia e le olimpiadi invernali in Corea, a dare il via a questa accelerazione tecnologica che sarà più determinante rispetto agli ultimi 50 anni.

In primis troviamo il 5G, cioè la connessione ancora più veloce che troverà ambiente fertile per la sperimentazione proprio in occasione dei due eventi sportivi sopracitati.
Questa opzione del 5G è fondamentale perchè ogni tecnologia necessita della sua banda opportuna, ovviamente sempre più veloce.

In secondo luogo troviamo l’IA, cioè l’intelligenza artificiale, la quale ben presto sarà una realtà solida sulla quale poggeremo le nostre sicurezze, difatti tutti i nostri smartphone sono “vivi” grazie a Cortana, Siri o Google.
Oggi usiamo questi sistemi quando siamo in automobile o quando siamo troppo pigri per cercare le tanto agognate notizie del meteo, domani potremo acquistare prodotti in store a noi sconosciuti (ma bene in lista a seconda della posizione e del compenso elargito dal produttore) dai quali le nostre IA ordineranno gli oggetti dei nostri desideri.

In terza posizione possiamo annoverare il potenziamento dell’IOT, cioè l’Internet delle Cose, praticamente ogni nostro oggetto fornirà all’ambiente circostante (il nostro ambiente) i propri dati basati sull’utilizzo, l’eventuale carica, tempo di vita, elaborati tecnici e quant’altro.

Se non ci credete, pensate ai nostri smartwatch che fornirebbero senza troppi problemi la nostra pressione arteriosa, offrendoci la possibilità di pubblicarla su facebook.E se domani fossero le scarpe che ci dicono a quale velocità stiamo correndo? E se si coordinassero con lo smartwatch? Già ci sono molti wearable che funzionano in questo modo, è naturale pensare che diverranno di uso davvero comune e quotidiano.

L’ultimo punto su cui tutti sono d’accordo riguarda la realtà aumentata/mista/virtuale, cioè la personalizzazione di ambienti virtuali basati sulle proprie necessità, a riguardo abbiamo scritto alcuni articoli nei precedenti numeri del nostro magazine.
Concludendo, i prossimi 3 anni peseranno più dei 50 appena passati, in ambito tecnologico, e solo il 5% delle multinazionali è attualmente in grado di rispondere con profitto agli stimoli di mercato.

Cosa ci prospetta il futuro? Un blocco della tecnologia per permettere a tutti di recuperare il passo o un aumento della velocità e quindi l’allargamento del gap?

2 Commenti

    • Gentile utente, comprendo il suo fondato timore in merito alla privacy.
      Mi permetta di evidenziare che già oggi non siamo assolutamente padroni della nostra privacy, dai nostri commenti su facebook, ai nostri messaggi di whatsapp (sempre di zio zucky) che sono su server americani e non italiani. Aggiungo inoltre che con lo sblocco dei nostri device tramite impronte digitali e uso di Siri/Cortana/Google non siamo nemmeno più padroni del nostro timbro di voce o dei tratti univoci delle nostre dita.
      Ma questo è il progresso, che nel bene o nel male siamo obbligati a seguire a meno di vivere come eremiti.
      Pur evitando di usare i sopracitati metodi, prima i poi sarà consueto e consolidato acquistare via internet (vedi Amazon), il quale già raccoglie dati sulle nostre abitudini per proporre un prodotto mirato( alcuni direbbero “per spennarci meglio”), e gli acquisti risultano nel nostro estratto del conto corrente (alla portata dell’impiegato di turno). La nostra privacy l’abbiamo venduta 14 anni fa, esattamente nel 2003 con le prime uscite di smartphone su larga scala, ora possiamo solo adeguarci e confidare sulla legge dei grandi numeri piuttosto che sull’affidabilità dei nostri metodi per mantenerci “anonimi”.
      Non entro nello specifico ma le suggerisco di googlare “we are data” per vedere 3 importati città mondiali immerse nella loro dimensione informatica, con le indicazioni di chi twitta, cosa,dove e quando. Quanto sono usati i mezzi pubblici, dove sono i semafori etc.
      Il mondo è questo, oggi, possiamo cavalcarne l’onda o rifiutare ogni cosa.

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