Gran Tour del Vino: Piemonte

di Matteo Marino

La seconda tappa del nostro giro dell’Italia del vino è il Piemonte, una delle zone produttive che fa sicuramente parte del Gotha delle zone vitivinicole mondiale e da dove provengono vini rossi leggendari come Barolo e Barbaresco, spumanti e vini aromatici dolci tra i più eleganti in assoluto e vini bianchi che si stanno affacciando con prepotenza sulla scena mondiale.
Non sarà sicuramente facile concentrare nello spazio di un articolo tutta la produzione piemontese, ma cercheremo di farlo nella maniera più esaustiva possibile.

Parlare di Piemonte vuol dire parlare di un territorio vario ed articolato suddiviso prevalentemente in territori montuosi seguiti poi da pianura e collina dove viene praticata la viticoltura. Il clima che incontriamo in Piemonte è sicuramente di tipo continentale, il che vuol dire che siamo in presenza di inverni lunghi, freddi e nevosi, estati calde e siccitose con notevoli escursioni termiche nelle ore notturne. Ma c’è da ricordare che ogni zona ha delle sue peculiarità a livello di temperature e precipitazioni e questo favorisce la differenza nei caratteri organolettici dei diversi vini che magari provengono dallo stesso vitigno ma da zone di produzione diverse, un esempio su tutti il nebbiolo che offre finezza olfattiva e sapidità a cavallo tra Biella, Vercelli e Novara mentre nelle Langhe offre più trama tannica e impatti balsamici. Queste differenze sono ovviamente date anche dalla differenza di terreno che si presenta ricco di minerali nel primo caso, marnoso e con presenza di argilla e gesso nel secondo mentre nel Roero presenta una prevalenza di sabbie che offrono vini da nebbiolo con una precoce beva e un’immediatezza a livello di olfatto. Nella zona del Monferrato, invece, i terreni si caratterizzano per la presenza di sedimenti marini mentre nel Canavese i terreni presentano ricchezza di minerali che fanno bene all’erbaluce.

La produzione Piemontese vede un prevalere di vini rossi da monovitigno, circa il 60% del totale, ma vale la pena ricordare la vastissima produzione a base di Moscato bianco che dà il là ad una produzione di circa 85 milioni di bottiglie di spumante.
Il vitigno più presente è sicuramente la Barbera, vitigno a maturazione medio-tardiva che ha una grande versatilità e che offre vini differenti, dai frizzanti e beveri fino alle versioni più strutturate e austere. La seconda tipologia più coltivata è il dolcetto, vitigno dal ciclo vegetativo precoce, ricco di corredo di polifenoli che offre vini da colori violacei o rubino, profumi fruttati, tannino e una limitata acidità. È un vino che i piemontesi considerano quotidiano e che è decisamente versatile in abbinamento.

Parlando di Piemonte, però, il re di tutti i vitigni non può che essere il nebbiolo nonostante occupi solo un 10% della totale produzione. Il nebbiolo è una varietà a maturazione lenta, dotato di un importante corredo di zuccheri, acidi e polifenoli, vendemmiato tardivamente. Questo vitigno offre vini complessi, austeri e dotati di un’incredibile longevità. Vini che parlano di territorio e che nel caso di Barolo e Barbaresco sono da considerare tra i più importanti dell’intera produzione nazionale.
Altri vitigni autoctoni che vale la pena ricordare sono: freisa, che da vini secchi o dolci, anche frizzanti, Grignolino che dà vini freschi di media struttura, il Ruchè, il Pelaverga grosso e piccolo, la Vespolina, l’Uva rara e la croatina.

Anche i vitigni aromatici rappresentano una caratteristica del Piemonte: il già citato Moscato Bianco, il brachetto, la Malvasia di Casorzo e quella di Schierano rappresentano delle perle della produzione della regione.
Per quanto riguarda la produzione di bianchi, il primo vitigno da ricordare è senza ombra di dubbio il cortese, con maturazione a fine settembre che dona vini eleganti, freschi e sapidi, di media struttura e interessante longevità. Il cortese è anche un’ottima base per spumanti metodo classico. Il secondo è l’erbaluce da cui si ottiene un eccellente vino passito. L’Arneis è il terzo vitigno da ricordare e nello specifico dona vini con una caratteristica sapidità. Da citare anche il Timorasso che ha una buona forza acido-sapida che una intensità olfattiva notevole.
Ma passiamo ad analizzare le varie zone produttive piemontesi.

L’area tra Saluzzo e Torino va ricordata per la denominazione Canavese a base di nebbiolo, barbera, dolcetto, freisa, bonarda e neretto oltre che di erbaluce, protagonista della DOCG Erbaluce di Caluso che vede la produzione di vini bianchi fermi, spumanti ma soprattutto il Passito che gode di poca notorietà ma rappresenta una delle migliori produzioni di vini passiti italiani. Altra denominazioni da ricordare sono Carema, a base di Nebbiolo, Malvasia di Castelnuovo Don Bosco, a base di Malvasia di Schierano e Freisa di Chieri, in versione secca, dolce, ferma e frizzante.

Altra zona è quella del Monferrato Astigiano che va ricordata per le seguenti DOCG: Barbera del Monferrato Superiore e Barbera d’Asti. Nel 2016, grazie all’impegno dei produttori, staccandosi dalla DOCG Barbera d’Asti è nata la DOCG Nizza, che prevede la valorizzazione del Barbera nel territorio intorno al comune di Nizza Monferrato. Da ricordare anche le denominazioni Grignolino del Monferrato Casalese e Barbera del Monferrato. Ma ovviamente, essendo in zona astigiana, non possiamo non ricordare la DOCG Asti o Moscato d’Asti. Trasferendoci nell’Alto Monferrato dobbiamo ricordare la DOCG Brachetto d’Acqui e la DOCG Gavi o Cortese di Gavi.

Cambiando zona, analizziamo brevemente il Roero dove vengono prodotti vini rossi caldi e suadenti, potenti e profumati soprattutto nella DOCG Roero dove il protagonista inizia ad essere il nebbiolo che coniuga insieme un vigoroso tannino e il potenziale di longevità. DOC importante è sicuramente il Nebbiolo d’Alba, che offre vini non inferiori a livello qualitativo della DOCG. Nel mondo del barbera abbiamo l’obbligo di ricordare la denominazione Barbera d’Alba, con vini di grande vigore, morbidezza ed eleganza. Ma nel Roero troviamo soprattutto l’Arneis a cui è dedicata la DOCG ROERO ARNEIS che prevede una versione ferma, una spumante e anche una versione passita non da poco.
Ma dal Roero è ora di passare alle Langhe, tra le zone produttive più nobili di tutta Italia.

Il vitigno re di tutta la produzione Langarola è senza ombra di dubbio il Nebbiolo, vitigno che riflette in modo inconfondibile il suo legame a questo territorio. A nord di Alba troviamo un paesaggio di inconfondibile bellezza dove nei soli quattro comuni di Barbaresco, Neive, Treiso e San Rocco d’Elvio nasce il Barbaresco DOCG che prevede un affinamento minimo di 26 mesi di cui almeno nove in legno che si elevano a 50 mesi, di cui nove in legno, nella versione Riserva. Ha un colore rosso granato e un bouquet decisamente ampio con un elegante intreccio tra frutti rossi in composta e spezziatura che diventa via via più elegante con l’invecchiamento che richiamano invecchiamenti importanti come arrosti tartufati o formaggi particolarmente stagionati tipo il Castelmagno e il Bagoss.

A sud di Alba, invece, troviamo il “Re dei vini, il Vino dei Re”, nato da un’intuizione di Camillo Benso Conte di Cavour con i suoi cantinieri: il generale Francesco Staglieno, il Francese Louis Oudart e della Marchesa di Barolo Juliette Colbert de Maulevrier. La sua produzione è consentita nei seguenti undici comuni: Cherasco, Verduno, Roddi, La Morra, Novello, Barolo, Grinzane, Castiglione Falletto, Monforte, Serralunga e Diano. Per quanto concerne l’affinamento, ricordando che l’uva utilizzata è il solo nebbiolo, prevede un tempo 38 mesi, di cui 18 in legno, per la versione classica mentre nella versione riserva il periodo di affinamento diventa di 62 mesi di cui 18 in legno. Il Barolo, che rappresenta uno tra i vini più longevi, ha sicuramente un bouquet ampissimo che spazia tra sentori floreali e fruttati in gioventù ai profumi più speziati, minerali, eterei e balsamici dati dall’invecchiamento. Vino robusto, austero, eccezionalmente armonico da abbinare ai grandi formaggi stagionati e ai grandi brasati alla piemontese. Ma soprattutto è godibile come vino da meditazione.

Altre DOCG importanti da ricordare sono Dolcetto di Diano d’Alba e Dogliani.
Spostandoci nell’Alto Piemonte, per finire il nostro breve tour regionale, troviamo altre due DOCG importanti da ricordare sempre con base nebbiolo.
Il primo vino da ricordare è il Gattinara, vino storico dell’ Alto Piemonte, che prevede l’utilizzo anche della vespolina e/o dell’uva rara e che rappresenta un vino con un’ottima mineralità e una longevità paragonabile a quella dei grandi nebbioli langaroli.

La seconda DOCG è invece Ghemme, a base di nebbiolo e vespolino e/o uva rara che è capace di reggere lunghe evoluzioni.
Prima di chiudere il nostro viaggio, ricordiamo una produzione d’eccellenza che interessa il mondo degli spumanti ossia l’Alta Langa DOCG che valorizza i tipici vitigni del metodo classico ossia Chardonnay e Pinot Nero. L’Alta Langa prevede almeno 30 mesi di affinamento e ha ottima freschezza, morbidezza e sapidità che garantiscono ottimi abbinamento con la cucina di mare.

Mare che sarà uno dei protagonisti della nostra prossima tappa: la Liguria.

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